Ci sono individui che nascono con una sensibilità emotiva che non viene "turbata" dalla scissione che avviene al sistema specchio regolando in un modo o nell'altro l'empatia.
Questi individui sono molto più sensibili della media degli esseri umani e questo grande dono può trasformarsi in una maledizione, se le persone che ha intorno non hanno gli strumenti per comprendere e gestire questa complicata convivenza di fragilità e forza che possiedono gli ipersensibili.
Questi individui sentono chiaramente, anche troppo, le emozioni loro e degli altri e sono più propensi a soffrire. Non hanno l'automatismo di frapporre tra sè e gli altri lo shcermo della razionalità e quindi possono trovarsi in alcune situazioni indifesi.
Quello che manca loro è proprio la capacità di non lasciarsi contagiare dalle parole e dagli stati d'animo altrui e quindi possono soffrire molto anche per cose che dagli altri individui sono considerate prive di importanza.
Avvenimenti o conversazioni che per gli altri sono marginali si caricano di forti componenti emotive che portano l'ipersensibile ad un malessere, allo stress e a rimuginarci sopra continuamente.
In molti frangenti queste persone vengono derise e ritenute dagli altri deboli ed esagerate.
La sensibilità è un grande dono e non dovrebbe essere repressa o limitata ma accettata, soprattutto dai familiari, che spesso sono i primi a non comprendere il modo di vedere e reagire alla relatà che queste persone hanno.
Pensate agli artisti e agli innovatori, essi hanno una sensibilità fuori dal comune che gli permette una maggiore creatività e delicatezza.
Il termine ipersensibilità non andrebbe nemmeno usato perchè questo significa decretare che l'essere umano debba avere solo un certo grado di sensibilità e che essere oltre è in qualche modo anormale.
Le persone sensibili hanno in la capacità di interagire con tutti gli esseri viventi con amore e vedono reazioni dell'ambiente che li circonda che agli altri sfuggono.
Per questo non hanno certo una vita facile in una società violenta che tende all'insesibilità e all'omologazione, facendo della forza e della prevaricazione il proprio vessillo e tendono a chiudersi in sè stessi, come difesa dal mondo che li circonda.
Serve coraggio per essere persone sensibili ed aperte al mondo. La cosa certa però è che, se queste persone si chiudono, l'umanità perde una grande risorsa ed un'importante possibilità di crescita e maturazione.
Un approccio sensibile al mondo che ci circonda, smettendo di guardare solo ai nostri bisogni ci permette di cambiare in meglio il mondo che ci circonda. Queste persone possono creare una relatà migliore se si dedicano agli altri e condividono il loro dono con chi ha gli strumenti per poter comprendere quanto questo sia necessario, rendendo un'apparente debolezza una forza per il genere umano.
Possiamo cambiare la nostra realtà materiale usando il pensiero. In questo blog uniremo le argomentazioni scientifiche alla spiritualità.
mercoledì 31 maggio 2017
domenica 14 maggio 2017
Quando la tecnologia ci rende insensibili
Nello scorso articolo abbiamo cominciato con intrudurre il concetto di come la tecnologia, ed Internet in particolare, abbia il grande pregio di fornirci tutte le informazioni chevogliamo ma anche il difetto di inibire l'empatia quando si hanno contatti con gli altri utenti.
Avere davanti a noi uno schermo invece di un altro essere umano ci fa sentire come se questa persona non fosse propriamente "reale", fatta di emozioni. Spesso ci sfugge che chi si trova dall'altra parte dello schermo vive una propria realtà che, in quanto tale, non possiamo nè comprendere nè giudicare.
La nascita del fenomeno del cyberbullismo ne è la peggiore conferma. Molti individui prendono di mira qualcuno con il solo scopo di giudicare, sfogare la propria aggressività e frustrazione che nella vita "reale" sono costretti a reprimere.
Penso che questo fenomeno possa avere luogo non solo per una mancanza di empatia da parte degli utenti ma anche perché nella realtà virtuale vengono meno tutte quelle regole sociali non scritte, che siamo tenuti a rispettare ogni giorno per poter convivere con gli altri, che solitamente hanno la funzione di scoraggiare l'individuo a prevaricare gli altri. Dietro uno schermo ecco che diventiamo giudici e giuria di quello che vediamo e isultiasmo gli altri perché nessuno può fisicamente fermarci o biasimarci ma anche perché non poassiamo vedere le reazioni ed emozioni che le nostre parole suscitano nel destinatario. Quello che è nato come strumento di conoscenza è diventato ben presto un'ara a doppio taglio che, sugli individui più vulnerabili, può avere effetti disastrosi.
Se vogliamo migliorare il mondo in cui viviamo è nostro dovere mantenere il rispetto per tutti, anche perchi non vediamo e non conosciamo perché, come recita una regola basilare lasciataci da un saggio: Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te.
Finchè riusciremo a rispettare questa massima saremo sicuri di non fare del male agli altri e di vivere in armonia.
L'Universo non farà altro che risponderci con gratitudine ed abbondanza, facendoci trovare persone che condividono questa armonia.
Avere davanti a noi uno schermo invece di un altro essere umano ci fa sentire come se questa persona non fosse propriamente "reale", fatta di emozioni. Spesso ci sfugge che chi si trova dall'altra parte dello schermo vive una propria realtà che, in quanto tale, non possiamo nè comprendere nè giudicare.
La nascita del fenomeno del cyberbullismo ne è la peggiore conferma. Molti individui prendono di mira qualcuno con il solo scopo di giudicare, sfogare la propria aggressività e frustrazione che nella vita "reale" sono costretti a reprimere.
Penso che questo fenomeno possa avere luogo non solo per una mancanza di empatia da parte degli utenti ma anche perché nella realtà virtuale vengono meno tutte quelle regole sociali non scritte, che siamo tenuti a rispettare ogni giorno per poter convivere con gli altri, che solitamente hanno la funzione di scoraggiare l'individuo a prevaricare gli altri. Dietro uno schermo ecco che diventiamo giudici e giuria di quello che vediamo e isultiasmo gli altri perché nessuno può fisicamente fermarci o biasimarci ma anche perché non poassiamo vedere le reazioni ed emozioni che le nostre parole suscitano nel destinatario. Quello che è nato come strumento di conoscenza è diventato ben presto un'ara a doppio taglio che, sugli individui più vulnerabili, può avere effetti disastrosi.
Se vogliamo migliorare il mondo in cui viviamo è nostro dovere mantenere il rispetto per tutti, anche perchi non vediamo e non conosciamo perché, come recita una regola basilare lasciataci da un saggio: Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te.
Finchè riusciremo a rispettare questa massima saremo sicuri di non fare del male agli altri e di vivere in armonia.
L'Universo non farà altro che risponderci con gratitudine ed abbondanza, facendoci trovare persone che condividono questa armonia.
domenica 7 maggio 2017
La Deresponsabilizzazione
Dall'enciclopedia Treccani ecco la definizione di questo termine:
Comportamento diffuso nella società contemporanea che porta a evitare l’assunzione di responsabilità e a tutelare solo la propria convenienza e il proprio interesse come se fossero un diritto, senza tener conto di un bene collettivo.
La depersonalizzazione è un fenomeno legato al non sentirsi responabili delle azioni commesse.
I sociologi hanno negli anni fatto esperimenti e studi per definire fino a che punto può spingersi l'essere umano se la responsabilità è affidata ad una autorità, il più famoso è l'esperimento Milgram, al quale abbiamo dedicato un post lo scorso anno.
In poche parole questo esperimento consisteva nel richiedere ad un volontario di dare la scossa elettrica (attore che fingeva di provare dolore). A dare l'ordine era una figura che incuteva rispetto e la maggioranza dei soggetti esaminati eseguì l'ordini anche se questi avrebbero causato la morte della cavia.
Con questo esperimento venne stabilito che in questo genere di situazioni l'individuo tende ad eseguire gli ordini senza ribellarsi perché avrà la percezione che la responabilità delle proprie azioni ricada interamente su chi ha dato l'ordine.
Negli ultimi venti anni abbiamo assistito ad un curioso fenomeno che riguarda la caduta delle inibizioni nei soggetti che hanno interazioni attraverso la rete.
Spesso gli individui finiscono per assumere comportamenti diversi, più aggressivi o intolleranti quando comunicano attraverso i loro avatar, finendo per offendere e ferire gli altri utenti della rete.
Perché accade tutto questo?
Le persone possono assumere comportamenti aggressivi o intimidatori perché la frapposizione tra loro e gli altri di uno schermo porta alla chiusura dei neuroni specchio; in poche parole all'inibizione dell'empatia.
Comportamento diffuso nella società contemporanea che porta a evitare l’assunzione di responsabilità e a tutelare solo la propria convenienza e il proprio interesse come se fossero un diritto, senza tener conto di un bene collettivo.
La depersonalizzazione è un fenomeno legato al non sentirsi responabili delle azioni commesse.
I sociologi hanno negli anni fatto esperimenti e studi per definire fino a che punto può spingersi l'essere umano se la responsabilità è affidata ad una autorità, il più famoso è l'esperimento Milgram, al quale abbiamo dedicato un post lo scorso anno.
In poche parole questo esperimento consisteva nel richiedere ad un volontario di dare la scossa elettrica (attore che fingeva di provare dolore). A dare l'ordine era una figura che incuteva rispetto e la maggioranza dei soggetti esaminati eseguì l'ordini anche se questi avrebbero causato la morte della cavia.
Con questo esperimento venne stabilito che in questo genere di situazioni l'individuo tende ad eseguire gli ordini senza ribellarsi perché avrà la percezione che la responabilità delle proprie azioni ricada interamente su chi ha dato l'ordine.
Negli ultimi venti anni abbiamo assistito ad un curioso fenomeno che riguarda la caduta delle inibizioni nei soggetti che hanno interazioni attraverso la rete.
Spesso gli individui finiscono per assumere comportamenti diversi, più aggressivi o intolleranti quando comunicano attraverso i loro avatar, finendo per offendere e ferire gli altri utenti della rete.
Perché accade tutto questo?
Le persone possono assumere comportamenti aggressivi o intimidatori perché la frapposizione tra loro e gli altri di uno schermo porta alla chiusura dei neuroni specchio; in poche parole all'inibizione dell'empatia.
domenica 23 aprile 2017
Combattere o accettare la paura?
Viviamo in una società che da una parte ci spinge ad avere paura di qualsiasi cosa mentre dall'altra ci fa sentire stupidi quando ne abbiamo, dicendoci che dobbiamo scacciare e combattere la paura.
La paura ci è utile e non auguro a nessuno di voi di sbarazzarsene. Senza i suoi avvertimenti ci cacceremmo in situazioni brutte, che potrebbero avere influssi molto negativi sulla nostra vita e sulla nostra stessa sopravvivenza. Non dobbiamo cercare a tutti i costi di fare la figura degli eroi senza paure, questa figura è puramente mitologica, nessun essere vive senza avere paura.
Un conto però è avere paura e nonostante questo proseguire verso quello che sappiamo essere il giusto e un altro lasciarsi bloccare dalla paura.
Per non farci bloccare dalla paura dobbiamo innanzitutto accettarla. Più la combattiamo e la neghiamo più essa diventa forte e radicata, fino ad impedirci di fare quello che vorremmo.
Se invece accettiamo di provare paura e che questo è normale, le daremo una nuova forma e una dimensione più modesta. Questo ci permetterà di agire e fare quello che vogliamo nonostante la paura resti con noi. Il segreto è tutto qui, non lasciarci condizionare dalla paura. Questo concetto così semplice è uno dei più difficili da applicare, lo studio e l'accettazione delle proprie paure può durare anche anni, e ci saranno momenti che penseremo di esserci riusciti per poi accorgerci improvvisamente che era solo un illusione, che dobbiamo ancora percorre molta strada. Alla fine di questo grande lavoro però troveremo la più grande ricompensa: la libertà e la possibilità di agire liberamente, con la paura al nostro fianco ad avvisarci dei pericoli ma mai a bloccarci.
La paura ci è utile e non auguro a nessuno di voi di sbarazzarsene. Senza i suoi avvertimenti ci cacceremmo in situazioni brutte, che potrebbero avere influssi molto negativi sulla nostra vita e sulla nostra stessa sopravvivenza. Non dobbiamo cercare a tutti i costi di fare la figura degli eroi senza paure, questa figura è puramente mitologica, nessun essere vive senza avere paura.
Un conto però è avere paura e nonostante questo proseguire verso quello che sappiamo essere il giusto e un altro lasciarsi bloccare dalla paura.
Per non farci bloccare dalla paura dobbiamo innanzitutto accettarla. Più la combattiamo e la neghiamo più essa diventa forte e radicata, fino ad impedirci di fare quello che vorremmo.
Se invece accettiamo di provare paura e che questo è normale, le daremo una nuova forma e una dimensione più modesta. Questo ci permetterà di agire e fare quello che vogliamo nonostante la paura resti con noi. Il segreto è tutto qui, non lasciarci condizionare dalla paura. Questo concetto così semplice è uno dei più difficili da applicare, lo studio e l'accettazione delle proprie paure può durare anche anni, e ci saranno momenti che penseremo di esserci riusciti per poi accorgerci improvvisamente che era solo un illusione, che dobbiamo ancora percorre molta strada. Alla fine di questo grande lavoro però troveremo la più grande ricompensa: la libertà e la possibilità di agire liberamente, con la paura al nostro fianco ad avvisarci dei pericoli ma mai a bloccarci.
giovedì 13 aprile 2017
Quando la paura ci danneggia
Nello scorso articolo abbiamo cercato di spiegare quale sia la funzione primaria della paura e perché essa sia utile alla nostra sopravvivenza se utilizzata nel giusto contesto. Oggi parleremo invece di quando la paura viene usata fuori dal suo contesto primario di sopravvivenza, le situazioni in cui essa può diventare un peso che ci rallenta enormemente.
Ci sono situazioni che ci mettono fortemente sotto pressione, in cui ci sentiamo obbligati a dare il massimo, a essere brillanti, in cui ci sforziamo di far andare a buon fine quello che vogliamo provocandoci un alto grado di stress. Questo stress eccessivo può improvvisamente trasformarsi in paura, anche se non ci troviamo in una reale situazione di sopravvivenza, il nostro cervello reagisce come se ci trovassimo a fronteggiare un pericolo fisico che però non c'è.
La nostra ansia da prestazione finisce per diventare paura, non la paura positiva che ci salva, perché non abbiamo nessun pericolo mortale al quale sfuggire, ma quella che ci blocca e ci porta a fallire o a non tentare nemmeno.
Questo blocco dell'efficenza avviene perché si crea una distorsione tra le informazioni emotive che il nostro cervello percepisce ( pericolo imminente) e realtà ( nessuna situazione di sopravvivenza).
Queste informazioni contrastanti mandano in blocco il nostro sistema che quindi non saprà come rispondere a una situazione dove il pericolo è astratto e non materiale.
Per farvi un esempio: se devo sostenere un importantissimo colloquio di lavoro, potrei entrare nel meccanismo della paura perché non mi sento all'altezza della situazione, penso di non possedere i requisiti necessari e comincio a pensare che non sarò scelto. Il pensiero di non essere scelto mi crea paura per il futuro è quindi il mio cervello manda la risposta che darebbe alle situazioni di pericolo reale. Comincio così ad avere palpitazioni, agitazione, a sudare e non riesco a parlare tranquillamente al mio interlocutore. Ecco che la mia paura ha creato proprio l'effetto che intendevo tanto evitare. La mia insicurezza e tensione ha mandato a monte una importante occasione che mi si era presentata.
Il fallimento creerà in me problemi di stress e di autostima che mi porteranno, al prossimo colloquio a provare nuovamente queste emozioni deleterie associate ormai al meccanismo della sopravvivenza. In poche parole ho fallito perché non sono stato in grado di percepire il reale peso che aveva questo evento ai fini della mia sopravvivenza. Se io fossi riuscito a dare al colloquio il valore di un semplice scambio di idee tra esseri umani, le cose non sarebbero probabilmente andate così.
Ecco quando la paura ci blocca e ci danneggia, quando la uso per situazioni in cui non sarebbe affatto necessaria. Il mio consiglio quindi è questo: ogni volta che vi capita di avere paura, guardatevi allo specchio e chiedevi se la realtà che vi circonda in questo istante mette realmente a rischio la vostra vita. Se la risposta è no allora dovrete rendervi conto che la vostra paura non ha motivo di esistere e quindi vi tranquillizzerete.
Ci sono situazioni che ci mettono fortemente sotto pressione, in cui ci sentiamo obbligati a dare il massimo, a essere brillanti, in cui ci sforziamo di far andare a buon fine quello che vogliamo provocandoci un alto grado di stress. Questo stress eccessivo può improvvisamente trasformarsi in paura, anche se non ci troviamo in una reale situazione di sopravvivenza, il nostro cervello reagisce come se ci trovassimo a fronteggiare un pericolo fisico che però non c'è.
La nostra ansia da prestazione finisce per diventare paura, non la paura positiva che ci salva, perché non abbiamo nessun pericolo mortale al quale sfuggire, ma quella che ci blocca e ci porta a fallire o a non tentare nemmeno.
Questo blocco dell'efficenza avviene perché si crea una distorsione tra le informazioni emotive che il nostro cervello percepisce ( pericolo imminente) e realtà ( nessuna situazione di sopravvivenza).
Queste informazioni contrastanti mandano in blocco il nostro sistema che quindi non saprà come rispondere a una situazione dove il pericolo è astratto e non materiale.
Per farvi un esempio: se devo sostenere un importantissimo colloquio di lavoro, potrei entrare nel meccanismo della paura perché non mi sento all'altezza della situazione, penso di non possedere i requisiti necessari e comincio a pensare che non sarò scelto. Il pensiero di non essere scelto mi crea paura per il futuro è quindi il mio cervello manda la risposta che darebbe alle situazioni di pericolo reale. Comincio così ad avere palpitazioni, agitazione, a sudare e non riesco a parlare tranquillamente al mio interlocutore. Ecco che la mia paura ha creato proprio l'effetto che intendevo tanto evitare. La mia insicurezza e tensione ha mandato a monte una importante occasione che mi si era presentata.
Il fallimento creerà in me problemi di stress e di autostima che mi porteranno, al prossimo colloquio a provare nuovamente queste emozioni deleterie associate ormai al meccanismo della sopravvivenza. In poche parole ho fallito perché non sono stato in grado di percepire il reale peso che aveva questo evento ai fini della mia sopravvivenza. Se io fossi riuscito a dare al colloquio il valore di un semplice scambio di idee tra esseri umani, le cose non sarebbero probabilmente andate così.
Ecco quando la paura ci blocca e ci danneggia, quando la uso per situazioni in cui non sarebbe affatto necessaria. Il mio consiglio quindi è questo: ogni volta che vi capita di avere paura, guardatevi allo specchio e chiedevi se la realtà che vi circonda in questo istante mette realmente a rischio la vostra vita. Se la risposta è no allora dovrete rendervi conto che la vostra paura non ha motivo di esistere e quindi vi tranquillizzerete.
mercoledì 5 aprile 2017
E' giusto avere paura
La paura, uno dei sentimenti umani più bistrattati nella storia umana. Abbiamo sempre vissuto con vergogna l'idea di avere paure su qualcosa o qualche situazione, la società ci insegna che l'unico modo di essere vincenti è quello di non provare paura, di vivere senza questa emozione.
E senza dubbio anche molte discipline facenti parte della New Age perseguono l'ideale di ùna vita priva di paura.
Questo sentimento viene vissuto come negativo, ma questa percezione che abbiamo è basata sia sull'ignoranza del significato e della funzione delle emozioni, che sui condizionamenti subiti dall'esterno.
Oggi siamo qui per riabilitare la paura, perché non è un sentimento dannoso ma anzi, è quello che ci permette di restare in vita e di difenderci. Quello che possiamo ritenere benefico o dannoso è il modo con cui la affrontiamo, qui avviene la vera decisione per stabilire se questo sentimento può essere un aiuto o un impedimento.
La paura è un naturale campanello d'allarme che scatta nel nostro cervello quando i nostri sensi percepiscono un qualche genere di pericolo. La paura porta il cervello ad entrare in un meccanismo di preparazione ancestrale che ci permette di evitare o fronteggiare quello che ci sta accadendo. La paura libera molte sostanze tra cui Adrenalina e Cortisolo, che preparano il nostro organismo a fronteggiare il pericolo.
Quando abbiamo paura sperimentiamo un aumento del battito cardiaco e una spinta di energia, il nostro corpo viene momentaneamente potenziato rendendo maggiore la forza e la capacità dei riflessi. Possiamo quindi agire con una forza definita "sovrumana", facendo spostamenti più rapidi, ragionando più lucidamente e prendendo decisioni più rapidamente del solito.
Possiamo dire che la paura è la spinta che ci porta a sopravvivere nelle situazioni di pericolo.
Per farvi un esempio, se mi trovo davanti una persona ferita, il meccanismo della paura si attiva e mi porta a decidere in che modo sia meglio agire, mi porta ad analizzare i fattori della situazione in un tempo più breve del normale e mi permette di decidere come è opportuno agire per aiutare l'infortunato (chiamare prontamente i soccorsi, tamponare la ferita, praticare la rianimazione, ecc). Stessa cosa accade quando mi trovo in situazioni che mettono a rischio la mia persona. La paura che provo mi comunica che è necessario trovare al più presto una via di fuga e un posto sicuro. La spinta della paura mi permette di correre più velocemente e più a lungo di quanto potrei fare in condizioni normali.
Prima di sminuire la paura ed etichettarla come negativa pensate a tutte quelle situazioni in cui vi ha evitato delle brutte conseguenze. La paura , come tutti gli altri sentimenti è sana e , se viene utilizzata bene, ci è di grande aiuto.
E senza dubbio anche molte discipline facenti parte della New Age perseguono l'ideale di ùna vita priva di paura.
Questo sentimento viene vissuto come negativo, ma questa percezione che abbiamo è basata sia sull'ignoranza del significato e della funzione delle emozioni, che sui condizionamenti subiti dall'esterno.
Oggi siamo qui per riabilitare la paura, perché non è un sentimento dannoso ma anzi, è quello che ci permette di restare in vita e di difenderci. Quello che possiamo ritenere benefico o dannoso è il modo con cui la affrontiamo, qui avviene la vera decisione per stabilire se questo sentimento può essere un aiuto o un impedimento.
La paura è un naturale campanello d'allarme che scatta nel nostro cervello quando i nostri sensi percepiscono un qualche genere di pericolo. La paura porta il cervello ad entrare in un meccanismo di preparazione ancestrale che ci permette di evitare o fronteggiare quello che ci sta accadendo. La paura libera molte sostanze tra cui Adrenalina e Cortisolo, che preparano il nostro organismo a fronteggiare il pericolo.
Quando abbiamo paura sperimentiamo un aumento del battito cardiaco e una spinta di energia, il nostro corpo viene momentaneamente potenziato rendendo maggiore la forza e la capacità dei riflessi. Possiamo quindi agire con una forza definita "sovrumana", facendo spostamenti più rapidi, ragionando più lucidamente e prendendo decisioni più rapidamente del solito.
Possiamo dire che la paura è la spinta che ci porta a sopravvivere nelle situazioni di pericolo.
Per farvi un esempio, se mi trovo davanti una persona ferita, il meccanismo della paura si attiva e mi porta a decidere in che modo sia meglio agire, mi porta ad analizzare i fattori della situazione in un tempo più breve del normale e mi permette di decidere come è opportuno agire per aiutare l'infortunato (chiamare prontamente i soccorsi, tamponare la ferita, praticare la rianimazione, ecc). Stessa cosa accade quando mi trovo in situazioni che mettono a rischio la mia persona. La paura che provo mi comunica che è necessario trovare al più presto una via di fuga e un posto sicuro. La spinta della paura mi permette di correre più velocemente e più a lungo di quanto potrei fare in condizioni normali.
Prima di sminuire la paura ed etichettarla come negativa pensate a tutte quelle situazioni in cui vi ha evitato delle brutte conseguenze. La paura , come tutti gli altri sentimenti è sana e , se viene utilizzata bene, ci è di grande aiuto.
mercoledì 15 marzo 2017
L'importanza di progettare
Ogni azione che compiamo nasce innanzitutto a livello di pensiero. Pensare ad un'azione da svolgere causa l'attivazione dei nostri neuroni specchio. Come sappiamo infatti, questo particolare sistema neuronale risponde attivandosi sia al veder compiere un'azione che pensando di compierla.
Ogni volta che pensiamo ad un'azione è come se una parte di noi la stesse compiendo nella realtà materiale. Il pensiero di azioni piacevoli provoca in noi non solo sentimenti positivi e benessere ma anche la liberazione di quelle sostanze legate all'attivazione del circuito della ricompensa.
L'immaginazione è quello che ci può aiutare ad andare avanti nei momenti piatti o difficili della nostra vita ma, allo stesso tempo, è anche quello che ci rallenta nel caso in cui facciamo pensieri stressanti.
Se è vero che nella realtà c'è tutto, ogni cosa ha il suo opposto, e questo vale anche per l'immaginazione; posso usarla per il mio benessere mentale e fisico (progettare per il futuro, immaginare realtà alternative migliori) o usarla per stressarmi e spaventarmi (pensando alle cose spiacevoli che potrebbero accadere), sta a me decidere, di volta in volta, il suo uso.
L'immaginazione ci aiuta non solo a livello teorico ma anche a livello pratico, la usiamo infatti nella progettazione.
Il progetto è un pensiero teorico, creato attraverso l'uso dell'immaginazione, che abbiamo intenzione di portare nella realtà materiale, progettiamo qualcosa per concretizzarlo.
Fare progetti significa quindi creare la propria realtà materiale, stabilire degli obiettivi e raggiungerli, sperimentare nel mondo delle idee per arrivare a produrre un risultato nel mondo fisico.
Ogni cosa che progettiamo ci aiuta a diventare creatori materiali della nostra realtà. Tutto parte da un pensiero; questo, incanalato attraverso le appropriate emozioni, avvia a livello materiale una serie di eventi sincronici che ci aiuteranno a realizzare il progetto, ad ottenere quello che vogliamo.
L'armonia che produce risonanze nella realtà accade quando il nostro pensiero è in linea con le nostre emozioni. Questo significa che progettare già di per sé mette in moto la Legge di Creazione Intenzionale.
Ogni volta che pensiamo ad un'azione è come se una parte di noi la stesse compiendo nella realtà materiale. Il pensiero di azioni piacevoli provoca in noi non solo sentimenti positivi e benessere ma anche la liberazione di quelle sostanze legate all'attivazione del circuito della ricompensa.
L'immaginazione è quello che ci può aiutare ad andare avanti nei momenti piatti o difficili della nostra vita ma, allo stesso tempo, è anche quello che ci rallenta nel caso in cui facciamo pensieri stressanti.
Se è vero che nella realtà c'è tutto, ogni cosa ha il suo opposto, e questo vale anche per l'immaginazione; posso usarla per il mio benessere mentale e fisico (progettare per il futuro, immaginare realtà alternative migliori) o usarla per stressarmi e spaventarmi (pensando alle cose spiacevoli che potrebbero accadere), sta a me decidere, di volta in volta, il suo uso.
L'immaginazione ci aiuta non solo a livello teorico ma anche a livello pratico, la usiamo infatti nella progettazione.
Il progetto è un pensiero teorico, creato attraverso l'uso dell'immaginazione, che abbiamo intenzione di portare nella realtà materiale, progettiamo qualcosa per concretizzarlo.
Fare progetti significa quindi creare la propria realtà materiale, stabilire degli obiettivi e raggiungerli, sperimentare nel mondo delle idee per arrivare a produrre un risultato nel mondo fisico.
Ogni cosa che progettiamo ci aiuta a diventare creatori materiali della nostra realtà. Tutto parte da un pensiero; questo, incanalato attraverso le appropriate emozioni, avvia a livello materiale una serie di eventi sincronici che ci aiuteranno a realizzare il progetto, ad ottenere quello che vogliamo.
L'armonia che produce risonanze nella realtà accade quando il nostro pensiero è in linea con le nostre emozioni. Questo significa che progettare già di per sé mette in moto la Legge di Creazione Intenzionale.
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